martedì 24 aprile 2018

20 anni fa rischiammo di perdere l’uso pubblico di Punta della Campanella

L’inizio di questa vicenda, incominciata con un animato “scambio di opinioni” fra due residenti massesi e poi giunta alle più alte cariche dello Stato con il coinvolgimento di vari Ministeri, ve lo posso raccontare in prima persona in quanto io ero uno di quei due. Queste in basso sono le prime righe della lettera (riportata integralmente in calce al post) che mi affrettai a protocollare il 10 gennaio 1998, dopo che il giorno prima avevo assistito alle operazioni quasi conclusive della costruzione di una recinzione attorno alla torre Minerva.

Con il cap. Galano, presidente dell’ass. Mitilianea, ero andato a fare una passeggiata a Punta della Campanella e con mio enorme stupore vidi due recinzioni di rete metallica appena messe in opera, che dalla stradina andavano fino al ciglio delle scarpate a est e a ovest (golfi di Salerno e di Napoli), barriera resa ancor più insuperabile da linee di filo spinato sopra di essa. Proprio in quel momento gli operai stavano “quagliando” il cancello a traverso della strada ai cui pilastri sarebbero poi state agganciate le reti rendendo di fatto inaccessibile l’intera area. Avendo portato a termine nei primi anni ’90 una ricognizione completa di tutte le strade pubbliche di Massa Lubrense per la  redazione del mio Progetto Tolomeo (“per la segnatura di 100km di itinerari pedonali ...”) sapevo con certezza che la strada era comunale e solo le aree ai lati erano del Demanio Marittimo
Quindi, salutai i lavoratori e mi infilai fra cancello e rete (non ancora agganciata) per continuare la mia passeggiata lungo la strada comunale. Il capomastro, che mi conosceva ed era al corrente delle mie attività, con una certa arroganza mi disse Questa è l’ultima volta che passi, ma da domani non passi più”, quasi a sottolineare che mi stesse facendo un piacere concedendomi di raggiungere la torre per l'ultima volta; al che, con simile tono, risposi Passo adesso e pure domani e dopodomani”.
      
lettera  sottoscritta da 6 associazioni culturali massesi (12 gennaio 1998)

Così cominciò la “sfida” ... nata da uno scambio di battute fra due “civili” e sviluppatasi con un braccio di ferro durato molti mesi fra il Comune di Massa Lubrense (immediatamente sollecitato da quasi tutte le associazioni locali e poi appoggiato anche da quelle di livello nazionale, oltre a Enti, esponenti di partiti politici e personalità della cultura) ed il Ministero della Difesa, Demanio Marittimo, con denunce alla Procura e ricorsi legali, fino a giungere al TAR e ad uno scontro fra i ministri Melandri (Beni Culturali) e Andreatta (Difesa). 
Immediatamente cominciai ad allertare telefonicamente chi pensavo dovesse e potesse intervenire direttamente o almeno far sentire la propria voce, per ruolo istituzionale o per essere rappresentante di associazioni culturali, e la mattina dopo andai a protocollare la summenzionata lettera (scansione in basso).
    
Come anticipato, la risposta a questa "prepotenza" fu immediata, diretta ed efficace grazie alle azioni del comandante della P. M. Marcia che venne a verificare la situazione e procedette al sequestro immediato dell'opera (10/1) dopo aver avuto il via libera dal magistrato di turno, del vice-sindaco Mosca che martedì 13 gennaio emise ordinanza (documento sopra a sinistra) intimando al ten. col. Minervini (direttore del Genio Militare per la Marina di Napoli) l'immediato ripristino dello stato dei luoghi, al sindaco Alfonso Gargiulo che il 15/1 indisse una conferenza stampa da tenersi il sabato (17/1) "al fine di informare correttamente l'opinione pubblica locale e nazionale" (documento in alto a dx).
Così iniziò questa lunga storia che, fra promesse, proclami, delusioni e colpi di scena, andò avanti per quasi 9 anni dopo, fino al 18 dicembre 2006, quando l'area contesa fu definitivamente acquisita al patrimonio comunale di Massa Lubrense
Nel prossimo post farò un sunto di questo lungo periodo, successivo ai concitati primi giorni di "scandalo nazionale". Ovviamente, pubblicherò altri documenti e articoli dell'epoca, alcuni dei quali "divertenti".

martedì 17 aprile 2018

“Guide”, divieti e controlli sul Sentiero degli Dei

Come è ben noto ai professionisti del settore (o almeno dovrebbe esserlo) l’Ordinanza Sindacale n.30 del Comune di Positano, del 17 novembre u.s., stabilisce il “DIVIETO (sic, tutto in maiuscolo) di utilizzo” del cosiddetto Sentiero degli Dei, vale a dire il percorso che unisce Bomerano (frazione di Agerola) a Nocelle (frazione di Positano).

Lo ricordo a tutti (escursionisti, guide, tour operator, alberghi, ecc.) in modo che sappiano i rischi che corrono e anche perché mi secca ripetere a tutti quelli che ancora mi chiedono di guidarli (anche se ho abbandonato l’attività da ormai 3 anni) che il Sentiero degli Dei è ufficialmente chiuso, che possono scegliere altri itinerari e che devono diffidare da chi propone di andare lo stesso.
Ho voluto virgolettare “Guide” nel titolo in quanto, purtroppo, il settore è sempre più terra di nessuno. Ci sono guide e (pseudo)guide, abusivi e avventurieri, e ovviamente c’è chi rispetta l’ordinanza e chi se ne strainfischia e non se ne vergogna neanche, anzi mette in mostra i suoi stemmini di qualche associazione che secondo lui lo rendono “GUIDA” insieme con l'ormai immancabile GPS (anche se non lo sa usare) in bella vista, ma non è così. Basti leggere le descrizioni e i numeri al lotto che con grande indifferenza pubblicano nelle loro pagine in merito a distanze e, soprattutto, a dislivelli.
Oltre all’infrangere il divieto, questi sconsiderati non si rendono conto di correre grossi rischi per non essere neanche coperti dall’assicurazione, ammesso che ce l’abbiano. Quindi, oltre ad essere stupidi, dimostrano anche di essere tanto ignoranti (in quanto al rete sentieristica dell’area) da non riuscire a concepire e proporre escursioni alternative che includano la parte praticabile del Sentiero degli Dei, nonostante ce ne siano svariate e tutte piacevoli. Ma si sa che le conoscenze di molti che si atteggiano a guida non vanno oltre pochi sentieri standard e ultrainflazionati come il suddetto Path of the Gods e il Termini - Punta Campanella. Eppure ci sono Monte Comune, Monte Tre Calli, l’interessantissimo Faito, Valle delle Ferriere alta, e tanto altro.
Ovviamente si sta creando un clima pesante fra chi - deontologicamente - mette a conoscenza i clienti della chiusura del sentiero e propone passeggiate alternative e quelli che superano il tratto di sentiero crollato e addirittura propongono impunemente queste passeggiate sui propri siti o via Facebook, Twitter e simili, praticando di fatto una concorrenza sleale.
  
Certo anche le Amministrazioni hanno contribuito a questa lamentevole situazione visto che in quasi 6 mesi non sono intervenute per ripristinare la percorribilità in sicurezza e che continuano a non controllare che il divieto stabilito dall’ordinanza, riportata qui in basso, venga rispettato.

lunedì 9 aprile 2018

Percorso "cross" di via Campanella, altro che per disabili!


Perché i tanti che a suo tempo criticarono, denunziarono e si opposero in ogni modo al progetto di Restauro manufatti ed abbattimento barriere architettoniche di via Campanella” - non certo del tutto inopportuno - ora tacciono davanti allo scempio che si sta perpetrando lungo la discesa finale di via Campanella?
Per chi non conoscesse questo panoramico percorso fra Termini e l’estremità della Penisola Sorrentina (ad appena 5 km dalla vicinissima Capri), con splendide ed ampie viste non solo su detta isola ma anche su tutto il Golfo di Napoli nonché sulla Baia di Jeranto, preciso che mi riferisco a buona parte del tratto di 700m che, dopo un lungo tratto quasi in piano, scende verso la punta con pendenze del 20% circa. 
Dopo le varie diffide, interventi della Sovrintendenza, ricorsi e denunce, alla consegna dei lavori questo segmento si presentava come un'alternanza di tratti cementati e tratti lastricati che includevano grossi conci originali della via Minerva messi in opera circa 2.000 anni fa, affiancati da pietre più moderne. Il risultato fu accolto da opinioni e commenti molto diversi e la maggior parte delle critiche erano rivolte ai vari tratti in cemento che apparivano particolarmente fuori posto, una vera stonatura, dopo tutta la prima parte comunque in pietra e con il muretto di protezione a valle, egualmente in pietra.
    
Comunque sia, la maggior parte degli utenti fu abbastanza soddisfatta della sistemazione del percorso che (a causa dei ripetuti passaggi di mezzi a motore e dello scorrere dell’acqua piovana) era ridotto in pessime condizioni.
Purtroppo già dopo poche settimane, durante le quali nonostante il divieto centinaia di motocicli giunsero fin nei pressi della Torre Minerva, si notarono i primi danni (post del 23/5) ... ma nessuno se ne curò.
Infatti, la sbarra che doveva evitare il ripetersi del primo di detti problemi tardò un anno ad apparire (pare che inopinatamente nel progetto non fosse previsto alcun sistema di controllo) e, una volta messa in opera, si attesero vari mesi prima che fosse chiusa con un catenaccio (subito rotto, così come un altro paio successivi). Al momento la si vede perennemente alzata, quasi mimetizzata nella vegetazione. Il problema del mancato rispetto dell'ordinanza di divieto di accesso e transito a partire dalla località Cancello era ben prevedibile, praticamente una certezza, e fu già evidenziato più volte sapendo che fra i gitanti motorizzati ci sono numerosi incivili.

Risultato e situazione attuale
   
La sbarra sta sempre nell’inutile posizione verticale, nessuno controlla (per quanto ne sappia neanche saltuariamente) e, quel che è peggio, nei weekend le centinaia di escursionisti devono evitare di essere investiti da centauri che, cavalcando motorini, scooter e moto di grossa cilindrata, impunemente se ne infischiano dei divieti e, caratteristiche tecniche dei mezzi permettendo, giungono fino al termine della stradina, nei presi della Torre Minerva.
Così, dopo neanche due anni dalla sistemazione, la situazione è più o meno identica a come era nel 2015 come potete vedere da queste foto che ho scattato sabato 7 aprile 2018, dopo aver evitato di essere investito da varie moto di grossa cilindrata (e domenica era "triste e peggio").
   

    
Questo è lo stato attuale dell'ultima parte del percorso interessato dal progetto “Restauro manufatti ed abbattimento barriere architettoniche di via Campanella” ... alla faccia dei disabili e della promozione del turismo naturalistico e dell’escursionismo.

martedì 3 aprile 2018

Le coste di Sorrento e di Amalfi (eBook gratuito)

Dopo aver fatto convertire in formato elettronico il mio libro dei giochi di strada, già online da vari giorni, ecco ora la III edizione di Le coste di Sorrento e di Amalfi, toponomastica antica, moderna e dialettale, in versione eBook, disponibile per il download gratuito nei formati .ePub e .mobi.
Questo libro, certamente più impegnativo e "serio" di Barracca 'o rutunniello, cavallo cavallo mantieneme 'ntuosto, fu il frutto di quasi due anni di ricerche (1989-91) che inclusero interminabili chiacchierate con anziani pescatori e abitanti delle marine della penisola, lunghe letture di testi antichi nelle biblioteche, attenta osservazione di mappe, da quelle di vari secoli fa fino alle contemporanee, e oltre mille chilometri di ricognizioni in kayak.
Pur non avendo variato il testo, fatte salve minime correzioni, questa III edizione è impostata in modo diverso dalle precedenti. 
Infatti, è divisa in capitoli come la versione originale (ma sono tre in più) e non è più un testo unico come la seconda. I dodici capitoli dell'eBook hanno i propri limiti in marine o approdi ben noti con la sola eccezione di Punta Campanella che separa il quinto e il sesto e Punta Sant’Elia - Li Galli fra il settimo e l’ottavo.
In quanto alle mappe a corredo, ho proceduto come per la seconda edizione producendo nuove mappe dettagliate (undici, con area di accavallamento, stampabili in A4 a 250dpi) che tuttavia, per comodità di consultazione e per ottenere un eBook quanto più “leggero” e veloce possibile, non sono inserite nel testo ma caricate in rete. Le undici cartine potranno essere sia consultate online cliccando sui link inseriti all'inizio di ciascun capitolo, sotto al titolo, o riprodotte offline dopo averle scaricate e salvate sul proprio dispositivo. 
In basso, stralcio della mappa 3, costa fra Marina Piccola di Sorrento e Puolo.
Personalmente suggerisco questa ultima opzione in modo da avere sempre a portata di mano l'intera cartografia, consultabile semplicemente cambiando applicazione. Per di più, avendo anche un PC a disposizione (sul quale si siano salvate le mappe), la lettura sarà ancora più comoda tenendo aperta la mappa al massimo della definizione sullo schermo più grande e leggendo l'ebook dal tablet o altro dispositivo. 
Rispetto alle precedenti edizioni ci sono alcune appendici in meno (botanica, biologia marina, ...), ma ho mantenuto quella secondo me più significativa relativa ai “Cenni storici”. Ho inoltre incluso varie recensioni relative alla I edizione.
In basso, stralcio della mappa 4, coste circostanti Punta della Campanella.
Considerata l’attuale diffusione di smartphone e tablet in grado di visualizzare eBook, spero che i tanti “naviganti” che solcano le acque della penisola sorrentino-amalfitana non si lascino scappare l’occasione di avere con sé questa guida, dettagliata per quanto possibile, di facile e rapida consultazione.
Anche a chi è già in possesso di una versione cartacea potrà tornare utile averla con sé nel pratico formato digitale.

Si consiglia la navigazione a velocità ridotta, meglio se a propulsione umana.

sabato 31 marzo 2018

Quanti conoscono i (veri) colori della natura?

Questa riflessione nasce da varie considerazioni, di genere abbastanza diverso.
Chi non ha occasione di osservare di persona (e di frequente) ambienti naturali con i suoi tanti colori e con le loro mille sfumature difficilmente si rende conto di quanto fasulli siano quelli proposti dalle foto su giornali, riviste e manifesti, per non parlare di televisione, cinema, smartphone e schermi di computer.
La evidente prova di ciò si ha nella stessa esistenza della "regolazione colore" (contrasto, luminosità, saturazione, brillantezza, regolazione del bianco, ...); più sono i parametri, minori sono le probabilità che due apparecchi abbiano la stessa regolazione e a ciò si aggiunge che ogni schermo ha una resa diversa. A tutti sarà capitato di andare in un centro commerciale con un grande magazzino di prodotti elettronici con decine di televisori (ormai tutti sottili schermi piatti o leggermente curvi) accesi. Non possono non aver notato differenze, anche sostanziali, fra le varie marche e modelli (anche della stesa casa produttrice), specialmente se apparecchi vicini fra loro mostrano le stesse immagini.
Passando ai computer e simili, oltre alle suddette regolazioni hanno grande importanza la luce dell'ambiente e l'angolo di osservazione. In quanto alla fotografia, ogni tipo di sensore (elemento chiave di qualunque fotocamera digitale) ha una resa leggermente differente, una stessa foto visualizzata su schermi diversi avrà colori diversi e se infine si decide di stamparla, possiamo essere certi che non ci sarà esatta corrispondenza fra immagine a video e quella su supporto, cartaceo o meno che sia. Editando una foto, nella maggior parte dei casi si riesce ad ottenere un'immagine più piacevole, accattivante, bella ... ma quel tramonto era effettivamente così arancione, quel mare era davvero così blu, quel fiore era tanto giallo o rosso? 
Considerando quanto detto, ormai i colori delle cose nel nostro immaginario sono quelli che più comunemente ci propinano ma anche il 4k raramente è veritiero. Si potrebbe affermare che le pubblicità del settore turistico (che vive di immagini fantastiche) siano tutte ingannevoli, in quanto la maggior parte dei colori proposti nelle loro brochure non sono naturali (specialmente in quelle combinazioni) e esistono solo a livello digitale.


Infine, c'è il problema degli occhiali, non quelli da vista ma quelli scuri, polarizzati, a specchio, eccetera che, per protezione degli occhi o solo per moda, le persone indossano stando all'aria aperta e alla luce del sole. Qualche volta mi sono fatto prestare tali tipi di occhiali per capire come apparissero i colori e il risultato è stato sconfortante! C'è un appiattimento dei colori e si perdono tante tonalità e dettagli che, al contrario, vengono esaltati dalla luce del sole.
Quando guidavo gruppi di escursionisti, talvolta in un intero gruppo non c'era una sola persona senza occhiali da sole e dovevo faticare per convincerli a toglierseli almeno per qualche minuto per apprezzare i veri colori di cielo, mare, fiori, foglie e animali. 
Avendo già in mente la stesura di questo post, negli ultimi giorni, passeggiando in ambiente semi urbano, su lungomare, spiagge e viali alberati, ho contato quante persone fra le prime 100 che incontravo usassero occhiali scuri. Ebbene i risultati sono stati abbastanza costanti mantenendosi fra il 65 e il 70%, vale a dire che approssimativamente 2 persone su 3 indossano occhiali da sole. 
Volendo sottilizzare, la maggior parte di quelli senza erano ben adulti e per lo più locali, e di conseguenza considerando solo "turisti" e giovani la percentuale  variava fra l'80 e il 90%. 
Per i cittadini che hanno poche occasioni di muoversi in spazi naturali i colori delle cose sono quelli riprodotti e non quelli naturali e quindi, a maggior ragione, il giorno in cui hanno l'occasione di godersi i veri colori non dovrebbero usare occhiali scuri, o almeno non costantemente. 

mercoledì 28 marzo 2018

I giochi di strada in un eBook (gratuito) - Cavallo cavallo mantieneme 'ntuosto

Dopo qualche peripezia, il mio primo eBook è online ed è disponibile (gratuitamente) nei formati più universali, vale a dire ePub e mobi.
Barracca ‘o rutunniello, cavallo cavallo mantieneme ‘ntuosto, breve saggio pubblicato per la prima volta nel 1992, tratta di giochi di strada di vari decenni fa, quando la televisione non era ancora onnipresente e i diabolici moderni giochi elettronici non erano neanche in progetto.
Per la stesura del testo mi rifeci alle esperienze personali vissute nel corso dei miei soggiorni massesi alle quali aggiunsi notizie relative a giochi già scomparsi negli anni '60 desunte da lunghe interviste-chiacchierate con chi era più grande di me ed era accreditato come esperto di questo o quel gioco.
Come sovente accade, le notizie provenienti da varie fonti erano incongruenti in quanto le regole non scritte variavano da paese a paese, da frazione a frazione, da strada a strada. Tuttavia, c'è da sottolineare che l'essenza della maggior parte di tali giochi e passatempi come strummolo, chirchio, cumeta, ... (trottola, cerchio, aquilone, ...) è senza dubbio uguale da secoli ed in quasi ogni paese della terra.


In quanto ai primi, nella foto di apertura propongo un angolo di Giochi di strada, un dipinto Pieter Bruegel il Vecchio, datato 1560, nel quale sono identificabili un'ottantina di attività ludiche diverse ed in particolare l'ho scelta in quanto include uno dei due giochi parte del titolo del libro, cioè Cavallo cavallo, mantieneme 'ntuosto, altrimenti noto come burro va, churro, mediamanga, mangotero, buck buck, Johnny-on-the-pony, cheval-fondu, uzun eşek ... e ognuno saprà come si chiamava nella propria area.

A ulteriore dimostrazione dell'universalità e della "eternità" (finora) di questo gioco in particolare ho scovato qualche foto d'epoca significativa, di vari decenni fa e di diverse parti del mondo. Ho addirittura scoperto che in Corea è (o almeno era) tanto popolare da meritarsi dei monumenti (abbastanza brutti e di dubbio gusto) come questo paio in calce.


Spero di aver fatto cosa gradita ai tanti che negli anni mi hanno chiesto copia del libro, tiratura esaurito già a metà degli anni '90. Concludo invitandovi a guardare la prima parte del video turco qui sotto, con un "cavallo" estremamente affollato! Notate quanto riescano a saltare in avanti, il chiattone che si ferma sulla prima schiena, quello che lo supera saltando molto in alto per poi cadere con la massima forza possibile, si creano tre "strati" di ragazzi ... 

venerdì 23 marzo 2018

Altro colpo di genio: i castori del Canada in Patagonia!


Per puro caso mi sono imbattuto in una notizia attinente (non so com'é, ma queste "sequenze" mi capitano spesso) alle due del post precedente nel quale ho trattato di pitoni e ippopotami nel paese sbagliato.
In questo caso si tratta di un demenziale intervento ufficiale, statale, risalente addirittura al 1946, e non attribuibile a privati, con o senza l'intervento di un uragano. Il governo argentino, con il fattivo contributo dei militari, introdusse in Patagonia 20 castori canadesi (Castor canadensis, una delle due sole specie esistenti) con la speranza di sfruttarli come animali da pelliccia (e qui ognuno è libero di fare le proprie considerazioni ...).
Il problema è che negli anni non sono stati cacciati e, non avendo predatori (solo quelli che si sono spinti verso nord sono stati “controllati” dai puma), si sono riprodotti a dismisura; attualmente il loro numero è vagamente valutato fra 100.000 e 150.000. Si parla tanto della deforestazione in Amazzonia (portata avanti direttamente dagli uomini), ma molto poco dei nostri simpatici roditori che in poche ore fanno fuori querce di oltre 100 anni di età.

In effetti, nonostante l’opposizione di “ambientalisti con i paraocchi” che preferiscono sacrificare ettari di boschi nei quali trovano rifugio e sostegno alimentare tante specie animali per non eliminare “fisicamente” i castori, addirittura la FAO si è trovata costretta a prendere posizione e ad intervenire finanziando uno specifico programma per eradicarli. Questi roditori, mitizzati in tanti cartoni animati, come i pitoni e gli ippopotami del post precedente non hanno alcuna colpa, ma sono causa diretta di un disastro ambientale, seppur innescato dalla poca lungimiranza (si può dire idiozia?) umana.
Gli alberi muoiono in piedi, seccano e infine cadono; i castori li utilizzano poi per creare le loro ben conosciute “dighe”, creando laghetti e pantani, deviando il corso naturale delle acque e causando gravi ulteriori danni all’ecosistema.
Finora si calcola che in Patagonia hanno raso al suolo 30.000 ettari di bosco nativo.
Si deve sottolineare che, a quanto ho letto, sembra che gli argentini non siano nuovi a queste “imprese”. In quelle lande disabitate hanno immesso visoni, topi muschiati e conigli. Poi volpi grigie per eliminare la piaga dei conigli i quali furono però annientati dalla mixomatosi (patologia tipica dei conigli) ma le volpi sono rimaste.
Uno studio ha calcolato che i castori costano all’Argentina 66 milioni di dollari l’anno. Per eliminarli si prevede che ci vorrebbero non meno di 30 milioni di dollari ma non è una mera questione di soldi ... i danni reali sono ben altri!
Per fortuna, sembra che ora, con l’appoggio dell’ONU e il sostegno dei conservazionisti (da non confondere con gli animalisti) ci siano speranze di salvare il particolarissimo ambente della Patagonia.

lunedì 19 marzo 2018

Due casi emblematici di cattiva “gestione” di animali

Non entrerò nelle eterne polemiche che fra animalisti e non, fra chi ama “veramente” i cani e chi invece li compra perché è di moda e poi li abbandona, fra chi dice di amare gli uccelli (e li tiene in gabbia) e i cacciatori, fra i fautori del ripopolamento di lupi, orsi e cinghiali e quelli che da questi subiscono seri danni, e via discorrendo. Vi sottopongo invece due casi limite che, tuttavia, dovrebbero far riflettere. Le cause sono le solite, equamente ripartite fra esibizionismo, eccessiva tolleranza e commercio.

1 * Ippopotami a Las Chopas (Messico) e Antioquia (Colombia)
In un’area umida dello stato di Veracruz da oltre un mese si aggira un ippopotamo, secondo gli esperti di circa tre anni e 600 kg di peso. Considerato che l'areale di detti pachidermi è strettamente limitato ai corsi d'acqua africani ed escluso che possa essere giunto a nuoto, resta solo la possibilità che provenga (scappato o rilasciato) da uno zoo privato di qualche straricco (i narcos sono molto eccentrici), anche se chi dice che potrebbe essere stato “liberato” da un circo dopo la messa al bando degli animali in tale ambito. Pur essendo un specie aggressiva e letale (specialmente se in gruppo) questo esemplare, probabilmente nato in cattività, appare docile e “socievole” ed è quindi ben presto diventato la mascotte della popolazione locale che gli ha dato anche un nome: Tyson.  
Nelle ultime settimane gli avvistamenti del pachiderma sono diventati più frequenti e quindi c'è stata una processione di persone che, giudicandolo simpatico ed innocuo, lo lo avvicinano, si fanno gli ormai immancabili selfie e gli portano cibo, ovviamente per la maggior parte non adatto alla sua dieta.
Ma se il tranquillo Tyson al momento è gestibile ed essendo solo non c’è rischio di riproduzione, la situazione in Colombia è ben diversa ed il problema si sa che nacque oltre una ventina di anni fa. Insatti, è accertato che, seppur indirettamente, il “responsabile” fu Pablo Escobar (1949-1993, il più famosi dei narcos) in quanto, mentre rinoceronti, giraffe e altri animali furono presto individuati, i suoi quattro ippopotami si fecero vedere solo dopo che tutti gli altri suoi beni erano stati inventariati, sequestrati e trasferiti. Da allora si sono adattati alla perfezione e si sono riprodotti fino a diventare di certo oltre una cinquantina, ma potrebbero essere molti di più. Questi sì che sono pericolosi e quindi il progetto di individuazione, cattura e trasferimento è estremamente difficile da portare a termine. Nel 2009 un gruppo di soldati sparò all’unico maschio dei 4 ippopotami originali di Escobar, immediatamente gli “ecologisti” scesero in campo ed un giudice proibì la loro caccia (ovviamente senza curarsi di tutti gli altri animali autoctoni). 
Nel frattempo questi pachidermi hanno già alterato l’ecosistema dei corsi d’acqua della regione di Antioquia visto che mangiano fino a 50 kg di cibo al giorno, con le loro 3 tonnellate causano gravi danni al suolo dei boschi ed hanno praticamente cacciato nutrie, chigüiros y e manatí dal loro habitat naturale. Oltre a non avere problemi di riproduzione, a sopportare scarsezza di acqua e cibo, in Colombia gli ippopotami hanno l’ulteriore vantaggio di non doversi difendere da alcun predatore.
2 * Pitoni birmani in Florida (USA)
Nell’Everglades, parco nazionale americano di rilievo mondiale in quanto pressoché unico nel suo genere (World Heritage Site, International Biosphere Reserve, Wetland of International Importance), si stima che oggi ci siano parecchie decine di migliaia di Pitoni birmani. Questi serpenti sono fra le 5 specie più grandi al mondo, possono superare i 6 metri di lunghezza, pesare anche un quintale e, pur non essendo velenosi, sono dei formidabili predatori. Già dagli anni ’70 era stata notata la loro presenza ed era stata attribuita ai soliti idioti che li comprano e poi li abbandonano quando diventano troppo grandi per poter essere gestiti in un comune terrario. A questi si aggiunsero, nel 1992, circa 900 giovani pitoni che furono “sparsi” nei 3.800 kmq del parco dall’uragano Andrew che distrusse l’allevamento nel quale si trovavano; da allora si sono perfettamente adattati nell’area umida del parco e in alcune zone di Everglades si è registrata la quasi totale sparizione di mammiferi, evidentemente divorati o costretti a trasferirsi altrove.


Al momento è in atto un programma ufficiale di “cattura di pitoni” diretto dal biologo Mike Kirkland il quale, dopo aver provato a cacciarli con trappole, con cani specificamente addestrati, ad attirarli con feromoni, impiantando gps per localizzare le tane, ha dovuto ricorrere alla caccia vera e propria, addestrando 25 cacciatori e pagandoli. Questi, oltre al salario minimo  di 8,25 dollari per ora di caccia, ricevono 50$ per ogni pitone lungo più di 1,20 metri, ulteriori 25$ per ogni 30 cm in più e addirittura 200$ se trovano una tana con uova. Alcuni di loro, che catturano i serpenti con le mani, sono ormai personaggi quasi leggendari e la coppia più famosa è composta da Greg Morris e Dusty CrumWildman” (il Selvaggio) che hanno già eliminato varie centinaia di pitoni. Prima di partecipare a questo programma non erano cacciatori, dicono di amare gli animali, ma stanno dalla parte della fauna locale e non degli “invasori”.
Un cacciatore indipendente di pitoni, tale Wasilewski che collabora con vari enti scientifici e con l’Università della Florida, un anno fa invitò e ospitò per due mesi Masi Sadaiyan e Vladivel Gopal, due indiani specializzati nelle tecniche tradizionali per la cattura dei serpenti.
Questi pitoni sono capaci di percorrere anche decine di km e ormai si stanno avvicinando alle aree abitate e gli “incidenti” sono sempre più frequenti. Il 12 gennaio alcuni golfisti ne trovarono uno avviluppato attorno ad un caimano (Caiman crocodilus) sul prato vicino ad una buca, il giorno prima la polizia ne aveva catturato uno in una superstrada urbana di Miami, nella cui baia un canoista ne aveva avvistato uno arrotolato su un tubo.
Il biologo Mike Kirkland dice che nessuna persona è mai stata attaccata ma non esclude che possa accadere, specialmente se continuano a riprodursi e ad allargare la loro area di caccia. Per ora hanno già certamente alterato gli equilibri dell’ecosistema dell’Everglades.

Se si lasciassero gli animali "selvatici" nei loro ambienti originali, naturali e quindi più o meno equilibrati, si eviterebbero non solo tanti problemi immediati ma anche alcuni successivi, ancor più gravi.

mercoledì 14 marzo 2018

Post polivalente: escursioni, cartografia e ... sicurezza o solitudine?

ESCURSIONE
Lunedì ho portato a termine l’ultima ricognizione programmata nella parte nord della caldera e del Parque Nacional del Teide, in una giornata di visibilità eccezionale grazie alla ridottissima umidità relativa e alla totale assenza di nubi. Oltre a vari aggiornamenti nell'area a ovest del Centro Visite, ho "scoperto" (nel senso che non sono incluse fra i sentieri ufficiali del Parco) due brevi bretelle in disuso ma ancora in eccellenti condizioni che permettono un facile, piacevole e panoramico collegamento fra Centro Visite e Portillo Alto.
Ovviamente ho approfittato della passeggiata (sentieri 1-33-22-7-27-6-24-1* 24km, 800m disl.) e della luce eccezionale per scattare molte foto, una trentina delle quali (con didascalie esplicative) sono già online da un paio di giorni.
Chi volesse percorre il mio itinerario, sappia senza le mie varie deviazioni lo sviluppo è di solo una ventina di km, che la parte nord del 33 (dall’1 a Montaña Negra) è un po’ disagevole, che tutti gli altri sentieri percorsi sono essenzialmente facili, ma non sottovaluti il dislivello; infatti oltre ai 500 metri di differenza di quota fra parte bassa (Portillo) e parte alta (sentiero 7), si affrontano numerosi saliscendi che portano il dislivello totale a oltre 800m ... e si cammina ad oltre 2.000 metri di quota.

MAPPA
Riportati i dati e le osservazioni sulla mappa (come ogni cartina sempre in fase di elaborazione e aggiornamento), ho provveduto a reimpaginarla dividendola differentemente e ottimizzandola in modo da poter essere stampata in 4 fogli verticali (A3 per una facile lettura, A4 - più maneggevole - per chi ha una buona vista) come si vede nel quadro d'unione sottostante. Anche stampando in bianco e nero tutto risulta leggibile.
Ogni mappa ha una sufficiente fascia di sovrapposizione con le contigue, in particolare il passaggio da est a ovest risulta di facile lettura in quanto la strada principale funge da evidente riferimento essendo riportata su entrambe. Come risulta chiaro dal quadro d'unione, il piccolo riquadro  a sud-est (2a, che restava esterno a tale divisione) è riportato in un angolo della 2, con la quale ha una fascia in comune.
Rispetto alla versione precedente ho aggiunto molte curve di livello anche se nelle aree prive di sentieri e a pendenza più o meno costante, mi sono limitato a riportare solo direttrici (alias maestre) a 100m. Ho anche aggiunto le fermate (paradas) dei bus di linea della TITSA e i principali mirador.

SICUREZZA o SOLITUDINE?
Questo è un annoso dilemma ... senza soluzione. Penso che si debba trovare la giusta via di mezzo, senza esporsi a inutili rischi ma non per questo si deve rinunciare al piacere di non vedere e non sentire nessuno se non il rumore del vento, i rapidi spostamenti dei lagarto tizon (grosse lucertole endemiche) e il canto degli uccelli.
Visto che ho affrontato il tema, ripeto le solite raccomandazioni. Non dovreste mai camminare da soli, ma se volete o dovete andare in escursione solitaria è importante che:
  • conosciate il percorso e l’area circostante (per eventuali vie di fuga),
  • sappiate quali sono i possibili rischi e difficoltà;
  • siate forniti di mappa (la sapete interpretare?), gps (lo sapete usare?) e cellulare (ci sarà copertura?);
  • abbiate con voi acqua e cibo sufficienti (in base alle vostre esigenze e alla situazione meteo della giornata);
  • indossiate abbigliamento adatto e abbiate un ricambio di base;
  • informiate qualcuno del vostro itinerario e dell’orario di ritorno previsto.

Se siete persone consce dei propri mezzi e rispettate tutte le suddette indicazioni dettate dal buon senso, andando in escursione da soli certo non correrete più rischi che andando in giro da soli in città dove, ovviamente, i pericoli saranno di tutt’altro tipo.

In conclusione, se “rischiamo” ogni giorno - e non per nostro piacere - perché non dovremmo affrontare qualche altro piccolo rischio (minore rispetto a quelli quotidiani) per goderci la solitudine di un ambiente aperto e naturale come quello del Parque Nacional del Teide?

sabato 10 marzo 2018

“In questi paesi del Peru’ vi sono pecore grandi come cameli ...”

E continua “... il corpo somiglia al camelo, et la testa come pecore di Spagna, et li paesani le adoprano at lavorar la terra, et a someggiare, et sono bonisime da mangiare”.
   
Si tratta di una delle note aggiunte allo straordinario planisfero con proiezione polare di circa 3 metri di diametro, composto da 60 mappe raccolte in un atlante, delineato da Urbano Monte nel 1587Le prime quattro tavole rappresentano la calotta polare divisa in settori circolari (ovviamente di 90° ciascuno) mentre le altre 56 sono di forma di settore di corona circolare, numerate per fasce procedendo verso est e, una volta completata una, si passa alla sottostante, a sud. La prima mappa è quella che comprende il Nord Europa e quindi la quinta (sottostante, immagine in alto a dx) copre il Mediterraneo occidentale, la sesta il Vicino e Medio Oriente e così via. 
Le due immagini che seguono si riferiscono all'intero planisfero e al montaggio delle prime 4 tavole che coprono la calotta polare.
   
Questo famoso atlante, ben noto come tale, vari mesi fa fu acquisito dalla David Rumsey Map Collection della Università di Stanford e dopo averlo accuratamente scannerizzato, come tutte le altre mappe antiche della collezione, gli esperti si resero conto che le sessanta mappe potevano effettivamente essere composte in un unico grande planisfero.
La cosa è stata ovviamente realizzata in modo digitale e non certo ritagliando i disegni dalle pagine dell’atlante, che tuttavia furono ideati proprio per essere montati su un pannello di legno che potesse ruotare su un asse coincidente con il Polo Nord, così come esplicitato dallo stesso autore.
Ma la mastodontica opera non si limita alla sola rappresentazione di oceani e continenti nelle 60 mappe (raccolte nel “Libro Terzo”) ma negli altri “Libri sono anche riportate tante dettagliate notizie climatiche e geografiche.
   

Inoltre, molte di tipo descrittivo sono inserite nelle tavole stesse, in parte con disegni di sovrani e brevi testi descrittivi di paesi lontani (in particolare nella parte estrema dove c'è più spazio sia per la distorsione dovuta alla proiezione sia per la predominanza del mare - vedi sopra), rappresentazioni di eventi storici, succinte notizie in merito alle abitudini delle popolazioni, descrizioni di animali sconosciuti in Europa (come nel caso dei lama, ai quali ovviamente si riferisce l’incipit). 
   
Per esempio, nello stralcio sopra a sx si possono leggere curiose note relative ai nativi della Florida (che all'epoca si estendeva fino al nord del Messico) e i "grandi coridori" che corrono "al paro dele fiere" potrebbero riferirsi ai famosi Tarahumara (ma resta il mistero delle donne che allattano i loro figli fino a 12 anni) ed ai fiumi che corrono solo di giorno e i "giganti" (?) delle regioni andine (a dx). 
Nello stralcio sopra si vedono due autoritratti dell'autore Urbano Monte posti sotto alla data (1587, "doppo la Natività di nostro signore") ma noterete che in quello originario a sinistra si dichiara di anni 43, in quello a destra di anni XXXXV (45). Tutt'oggi esistono entrambi e il disegno aggiunto è sollevabile, come appare dalle foto affiancate, e ciò lascia intendere che Monti continuò a lavorare all'opera almeno durante i due anni successivi alla pubblicazione.
  
Da questa pagina gli interessati potranno ammirare nel dettaglio l'intera opera, le immagini possono essere ingrandite molte volte essendo in alta risoluzione ed è anche possibile scaricarle in jpg di grandezza di circa 8.000 pixel di lato. 

martedì 6 marzo 2018

... e giunse il giorno (quasi) perfetto per il Teide innevato!

Dopo varie settimane "turbolente" fra tempo incerto, qualche acquazzone, tanta neve in quota e abbassamento di temperatura (la minima a 13° al livello del mare qui è reputata un gelo e potete ben capire che a oltre 2.000m di quota anche di giorno fa molto freddo), finalmente lunedì è giunto il giorno adatto per il tanto atteso ritorno alla caldera ... con neve. Le temperature erano già tornate alla normalità e la strada era stata riaperta, ma fra sabato e domenica un vento caldo e forte (in vetta soffiava a ben oltre i 100km/h) ha sciolto gran parte della neve (con mio disappunto). Ieri ho comunque approfittato del cielo assolutamente terso e mi sono messo in marcia per un'ennesima ricognizione, che si è rivelata fruttuosa oltre le previsioni. 
   
Il possibile abbinamento mare/montagna è uno dei tanti vantaggi di quest'isola (Tenerife); si può vivere e passeggiare in riva al mare - ed anche bagnarsi - e in un'oretta di bus (pubblico) si può raggiungere la caldera del Teide, tutta inclusa nell’omonimo Parque Nacional di 190kmq, fra i 2.000m e i 3.718m della cima del vulcano, secondo gli spagnoli il più alto d'Europa, ma geograficamente appartiene alla Macaronesia o, volendolo associare ad un continente, all'Africa.

In questa foto, a sinistra si vede il barranco e al centro il sentiero che prima taglia scende in diagonale e poi a zigzag perdendo quasi 200 metri di quota. 
Tornando alla splendida passeggiata di ieri, il mio obiettivo principale era di percorrere di mattina il circuito di Arenas Negras (quasi 9 km partendo da Portilloper avere il Teide a favore di luce e poi avrei avuto tutto il tempo di effettuare ulteriori ricognizioni lungo sentieri al momento non inseriti fra quelli ufficiali del Parco. 
   

   
Il tempo e la luce sono stati ottimi, solo il cima al Barranco Llano Maja (4 foto in alto), al limite dell'omonima vasta spianata che rappresenta uno dei passi del ciglio della caldera, tirava un vento tale da costringermi a coprirmi utilizzando quasi tutto ciò che avevo a disposizione. Ciò non mi ha impedito di godere dei vastissimi panorami sui campi di lava de las cañadas, con i loro mille colori, i tanti crateri, le sabbie e le rocce, tutto con il Teide parzialmente innevato sullo sfondo.
   
Dopo aver anche colto l'occasione per verificare una traccia che attraversa il Llano de Maja, sono tornato nella caldera percorrendo lo zigzagante sentiero attraverso Arenas Negras (sabbie nere)  e mi sono potuto ri-spogliare ... (poco vento e temperature vicino ai 20°) prima di avviarmi a ovest della rotabile per proseguire nelle mie ricognizioni.
   
Ho così attraversato altre aree con pendenze molto più lievi, con più vegetazione, ma sempre in un ambiente nel quale ogni particolare è inequivocabilmente vulcanico ... ovviamente a cominciare dai crateri disseminati pressoché dovunque (foto sopra). E andando in giro ho notato e mappato due sentieri non ufficiali e ho verificato la mancanza di un tratto di un terzo.

Come avrete capito, questo tipo di ambiente, spesso semidesertico, è comunque sempre affascinante per l'escursionista attento ... e sì, ricordate che per avere le migliori esperienze dovete camminare un po' e non limitarvi a scendere dall'auto e scattare una foro dal mirador di turno!